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Eternità come libertà, aspirazione, voglia di vincere su un mondo spesso opprimente, a volte ingrato, ma anche ricordo, consapevolezza. È questo ciò che emerge dall’ascolto di Un attimo di eternità (Diesis Music Factory, 2019; produzione e arrangiamenti: Matteo Pecora), album della giovane cantautrice marchigiana Arianna Brilli.

Un timbro degno di nota, che ricorda per certi aspetti quello di cantanti ben consolidate nel panorama musicale italiano, assieme a testi ricchi di enfasi e melodie dinamiche crea un formidabile insieme perché è da questo che le emozioni vengono fuori con forza valorizzando non solo lo stato d’animo dell’artista, ma anche quello dell’ascoltatore.

Un disco capace di far uscire le proprie emozioni, di liberare o semplicemente incentivare l’ascoltatore a trovare la propria libertà mediante frasi cariche di significato che confermano l’attitudine alla scrittura da parte della cantautrice.

Improvvisamente ti senti Boicottata anche tu, come il brano che più di tutti rende l’idea di quello che è il disco della Brilli, le cui parole emergono con forza accompagnate da una musica dalla quale vengono fuori la rabbia e la delusione, ma anche energia e forza di volontà.

Danneggiata appunto, “lacerata nel petto” dal potere opprimente di qualcuno o qualcosa che giudica e calpesta. Ma poi forte, vincitrice sul nemico, illuminata dalla luce che è oltre quelle scale, capace di abbandonare il gruppo e trovare la salvezza.

E poi ci sono la spensieratezza di La mia libertà, la malinconia di Madre, la grinta di Scorre forte, per citare solo alcuni degli undici brani che compongono il disco, stati d’animo enfatizzati da naturalezza e costanza, come dimostrano gli anni di studio della Brilli alla Lizard Accademie musicali e la determinazione legata a quel periodo.

Una musica che fa riflettere, il cui obiettivo è offrire un attimo di eternità, una possibilità, quella di evadere dalla realtà, ma allo stesso tempo di osservarla e perché no, quando necessario, di trovarvi la via d’uscita e imboccare finalmente la libertà.

Maria Pettinato

Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni

Francis Scott Fitzgerald

La lettura è sempre stata parte di me… Sin da bambina infatti mi avventuravo in luoghi, spazi e mondi fantastici che mi venivano offerti dal libro che avevo in quel momento tra le mani.

“Leggere è la cosa più bella del mondo” rispondevo quando mi chiedevano qual era la cosa che più mi piaceva fare.

Era come un viaggio e direi che lo è anche oggi, il luogo tutto mio dove mi reco quando le cose vanno troppo velocemente, quando devo ritrovare me stessa o quando semplicemente ho bisogno di rilassarmi.

Esperienza comune a moltissime persone, ma a poche purtroppo quando si parla di nuove generazioni, le quali preferiscono avventurarsi nell’uso di pigre pratiche tecnologiche anziché leggere un buon libro che diciamoci la verità, oltre a essere un ottimo passatempo è un importante allenamento psichico.

Questo perché accade? E soprattutto… Com’è possibile acconsentire un ritorno all’analfabetismo, – perché credetemi, il rischio è proprio questo – nel 2019?

Affrontiamo i motivi che stanno diffondendo questa vera e propria epidemia a livello culturale…

La causa scatenante è decisamente quella che possiamo definire “mancanza di fondamenta”. Quante famiglie non hanno libri in casa, quanti genitori preferiscono mettere il proprio figlio davanti all’ennesimo demenziale cartone animato per farlo stare buono anziché leggergli una fiaba o farlo semplicemente entrare in contatto con l’oggetto-libro in età prematura?

E quanti insegnanti – fortunatamente pochi nella massa – eliminano dal proprio programma scolastico la lettura in classe e la collettiva comunicazione su essa dissociandosi da una pratica sociale da definirsi in questo caso un’occasione d’incontro e quindi una passione condivisibile.

Altra motivazione è riscontrabile nei nuovi distruttivi passatempi che spingono l’adolescente ad abbandonare quelli precedenti, come ad esempio l’uso negativo dei social network. Sono infatti la “corteggiatrice” e il calciatore di turno che non si sono mai visti con un libro in mano, come peraltro il loro modo di esprimersi conferma – e magari lo hanno anche pubblicato un libro senza però averlo mai scritto (ogni riferimento è puramente casuale!) – a rappresentare il dramma di questo millennio!

Un mondo tragico, dal quale non si vedono molte vie d’uscita e in cui il massimo livello di lettura è quello del messaggio su whatsapp.

Ma nonostante ciò credo che il futuro vedrà dei cambiamenti positivi e ciò che mi fa sperare nel miglioramento è il bambino che ogni mattina al bar della spiaggia si siede al tavolino a leggere il suo giornalino.

O chi come me alla domanda “qual è la cosa che ti piace fare di più” risponde ancora, nonostante la tragicità culturale di questi anni, che “leggere è la cosa più bella del mondo”.

Maria Pettinato

L’emigrazione, il viaggio della speranza, il grande sogno americano, la seconda guerra mondiale e l’Italia di quegli anni sono solo alcune delle tematiche che rendono Il re di carta (Ed. Emersioni, 2018), romanzo d’esordio di Maria Elisabetta Giudici, così avvincente da coinvolgere il lettore all’interno della trama riscontrandovi al proprio interno qualcosa di sé o comunque un sentimento di appartenenza.

Sono Margherita, Dwight e la loro voglia di conoscenza i protagonisti di un libro che va ad accomunare generi diversi tra loro ma comunque tutti legati a una caratteristica che travolge creando una vera e propria fame di lettura, il mistero.

È infatti l’enigma che si nasconde dietro alla ricerca di un tesoro sconosciuto a muovere le pedine, a offrirci personaggi dietro ai quali si cela qualcun altro, a smuovere la voglia di comprendere le proprie origini da una parte o la smania di ricchezza dall’altra.

Figure unite da uno stesso destino, desiderose di capire, ma quindi diverse, così come sarà differente da ciò che ci si aspettava il finale di un romanzo degno di nota proprio perché capace di offrire l’inaspettato.

Ed ecco che dietro a un apparente romanzo storico si cela dunque un giallo che si infittisce sino all’ultimo facendo sperare il lettore in una condivisione di pensieri e rapporti tra Margherita e il coprotagonista Dwight, legati inconsapevolmente dalla ricerca di un tesoro narrato e scritto in un’epoca in cui il valore della fedeltà nei confronti del proprio re significava vita.

Era l’epoca in cui si combatteva da briganti per salvare il proprio re, Francesco II di Borbone e il suo Regno delle due Sicilie dal nemico, anni in cui la condivisione di ideali e il sentimento di amore per la propria terra erano obiettivi da difendere da tutto e tutti.

Anni descritti nella loro essenza avventuriera e intrigante dalla Giudici, che non solo è riuscita a presentarceli in modo oggettivo e consapevole, come inoltre ha fatto per le altre epoche storiche raccontate, ma anche in modo passionale e quindi intrigante al punto giusto creando quel connubio perfetto che rende il testo un romanzo e non un saggio.

Emerge inoltre una grande capacità descrittiva, presente sia dal punto di vista dell’ambientazione che da quello dei personaggi, le cui caratteristiche fisiche e caratteriali sono tracciate minuziosamente da un’autrice che sicuramente avremo modo di rileggere e direi con grande piacere!

Maria Pettinato

E una settimana è passata calando il mondo della cultura in un’atmosfera nostalgica, per certi aspetti riflessiva perché è proprio questo il momento giusto, quello che fa tirare le somme.

Sono i grandi nomi di coloro che non ci sono più, ma che rimarranno per sempre nella memoria di intere generazioni come il passato ha dimostrato per qualcun altro.

Si studieranno a scuola, si parlerà delle loro imprese, dei loro successi, delle loro opere, di ciò che hanno e che non hanno fatto. Si criticheranno anche, eccome se si criticheranno! Passerà qualche giorno, qualche mese, ma poi in qualche trasmissione televisiva, su qualche canale radio, addirittura su qualche libro il loro nome uscirà di nuovo nel bene e nel male.

Ma è giusto così, questo accade quando si fa tanto per il pubblico, quando si raggiunge l’obiettivo sperato, quando si fa questo lavoro.

Ciò che comunque nella memoria e nella storia culturale rimarrà sarà il loro ricordo…

Saranno Séverine, il professor Bellavista, il commissario Montalbano a rimanere tra noi. Unicamente i loro personaggi, quelli che non moriranno comunque mai, nonostante la loro morte sia avvenuta davvero rendendo così l’Italia un po’ più triste, un po’ più silenziosa anche se solo per qualche momento.

Questo articolo non vuole essere una critica, né un parere, tanto meno un’opinione, ma vuole semplicemente omaggiare Loro, i Grandi della nostra cultura, coloro che al cinema, alla letteratura, al teatro ci hanno creduto fino all’ultimo, coloro che hanno criticato poco, ma fatto tanto.

A Loro, che meritano l’applauso più lungo che c’è, L’Artefatto offre una chiusura di sipario unica e trionfale.

A Loro, Luciano De Crescenzo, Andrea Camilleri, Valentina Cortese, L’Artefatto dice GRAZIE.

Maria Pettinato

Atmosfera grottesca, tetra, associabile a una trama altrettanto paradossale, per certi aspetti ironica, ma di quell’ironia che al proprio interno nasconde qualcosa di più, a dir poco tragico, pungente al punto giusto.

Tutto ciò è La miseria è una cosa seria (uno studio da Friedrich Dürenmatt, La visita della vecchia signora), spettacolo andato in scena il 18 luglio nel rinomato “teatro più piccolo del mondo”, il Teatro Salvini (Pieve di Teco, Im), e interpretato dalla compagnia I Cattivi di Cuore.

Sono i cittadini di Güllen, ex centro culturale in piena crisi economica, a impersonare un dramma che ha come temi principali l’odio e la vendetta per ciò che è accaduto, per ciò che è stato, ma non dimenticato dalla multimilionaria Claire Zachanassian la quale, approfittando della situazione degradante degli abitanti della cittadina svizzero-tedesca, offre loro un miliardo di franchi in cambio dell’omicidio di Alfredo che anni prima aveva negato la paternità del figlio che l’allora giovane donna aveva in grembo.

Offerta inizialmente non accettata e apparentemente accantonata, ma solo per poco perché immancabilmente è il denaro a trasformarsi nel motore dell’intero intreccio narrativo, sempre più crudele e angosciante.

È la ricchezza a muovere le pedine in gioco, semplicemente uomini e donne che perdono qualsiasi tipo di valore, anche l’affetto verso il proprio padre e l’onestà verso un proprio amico, diventando così vittime di un sistema avido, corrotto, come questo spettacolo ha perfettamente trasmesso se pur con frizzante satira.

La smania di rivalsa si approfitta così della psicologia del gruppo, che di fronte a lei, Claire, ricca e perciò autorevole e affascinante, cade nell’oblio dell’ignoranza calpestando Alfredo, vittima di violenza mentale, ancor prima che fisica, spaventato e abbandonato da chi pensava fosse amico.

Ma infine è la felicità la vera protagonista, quella degli abitanti di Güllen, soddisfatti perché finalmente anch’essi appartenenti a una società prospera, fiera del proprio benessere e perciò indifferente alla miseria altrui.

I Cattivi di Cuore l’analisi di quella società, che poi alla fine è proprio ciò che da La visita della vecchia signora viene estrapolato, è riuscita impeccabilmente a tirarla fuori offrendo al pubblico del Salvini una rappresentazione suggestiva, per certi aspetti misteriosa, centrando perfettamente il punto.

Non è infatti difficile cogliere nella loro interpretazione uno studio accurato del testo e perciò dei suoi personaggi che sono ironici quando serve, ma anche misteriosi e tragici. Non sono mancati infatti nella loro rappresentazione attimi di inquietudine sottolineati anche da movenze grottesche, quasi apatiche a volte e perciò coinvolgenti.

Maria Pettinato

Si sa, Napoli, oltre che per la sua bellezza territoriale è conosciuta nel mondo per la sua grande capacità attoriale.

Un’infinita lista secolare di talenti partenopei ha reso il teatro napoletano uno dei più importanti e ammirevoli dal punto di vista internazionale. Illustri nomi hanno infatti cavalcato i più importanti palchi del mondo entrando così nella storia di ciò che per noi italiani è motivo di orgoglio, la cultura teatrale.

Teatro di estrema importanza , caratterizzato da quella naturalezza che lo rende decisamente unico, reale, grottesco sotto certi aspetti come ha dimostrato il grande Antonio De Curtis, in arte Totò, che mediante gesto e comicità è diventato uno dei più importanti attori di tutti i tempi.

Drammaturgia autorevole, forse a volte punzecchiante, ironica, semplice, popolare e quindi tragica al momento giusto come quella dei Fratelli De Filippo, capaci di fondere comicità, talento ed esperienza in bellissime opere come Natale in casa Cupiello (1931) per citare una delle più famose.

Comico, ma allo stesso tempo riflessivo e malinconico come nel caso di Massimo Troisi, esponente leggendario, mito nella storia teatrale e cinematografica.

E in questo lunghissimo elenco a emergere vi sono anche importanti donne che hanno fatto e fanno tuttora emozionare lo spettatore, il quale rimane abbagliato non solo dalla loro bellezza che è senza dubbio unica perché totalmente affascinante, ma soprattutto dal loro naturale dono, appunto la recitazione.

A riguardo emergono senza dubbio la grande Titina De Filippo, attrice e autrice di grande capacità e importanza nel panorama teatrale novecentesco, la diva per antonomasia Sophia Loren che incarna oltre al talento attoriale che l’ospitale Napoli le ha donato, la tipica bellezza mediterranea, passionale nella sua semplicità, e parlando di attualità non può non essere nominata la grande Lina Sastri, il cui estro melodrammatico é assolutamente degno di nota come dimostra l’intensa carriera teatrale e cinematografica.

Teatro decisamente vitale, dinamico, vero perché nato dalle origini, semplicemente dal popolo e per questo da definirsi storia di Napoli, arte ineguagliabile, appunto napoletana, come solo i suoi figli conoscono fino in fondo, perché è decisamente parte di loro.

È perciò carnale, appartenente a un luogo che è di per sé un palcoscenico di colori, suoni, emozioni. Un teatro che entra dentro trasformandosi in qualità propria.

Maria Pettinato

Ci sono film che grazie a una semplice scena, frase, inquadratura sono entrati nella memoria collettiva.

Hanno infatti creato nella mentalità del grande pubblico delle associazioni tra film-regista-attore da considerarsi per certi aspetti positivamente visto il successo mondiale garantito, ma in altri in modo negativo, in quanto a volte il film trionfante ha aperto, ma anche chiuso la carriera del determinato divo, il quale agli occhi del pubblico era il personaggio di “quel film” e non l’attore talentuoso.

Ma andiamo a vedere quali sono, a mio avviso, cari lettori, gli 8 film che tutti, ma proprio tutti, conoscono…

Via col vento

Chi non conosce la ricca Rossella O’Hara (Vivien Leigh) e la sua storia d’amore con l’avventuriero Rhett Butler (Clark Gable)? Direi che chiunque, comprese le nuove generazioni, abbiano ben stampata in mente la frase “Dopotutto, domani è un altro giorno!”, che ha reso celebre, tra le tante, il kolossal diretto nel 1939 da Victor Fleming e vincitore di ben nove Premi Oscar.

La dolce vita

Capolavoro indiscusso nella storia del cinema (1960), conosciuto da chiunque non solo perché stiamo parlando di uno dei più grandi registi mai esistiti e di uno dei più grandi attori di tutti i tempi, rispettivamente Federico Fellini e Marcello Mastroianni, ma perché solo a guardarla la Fontana di Trevi ci immaginiamo il sorriso e l’abito nero di Anita Ekberg.

Il Padrino, The Godfather

“Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare” è una delle frasi più famose del primo film di Francis Ford Coppola, e direi del cinema, non solo perché riporta in automatico alla mente scene memorabili tratte appunto da questo capolavoro, ma anche perché è pronunciata dall’indimenticabile Marlon Brando nel ruolo di Don Vito Corleone.

Lo Squalo

Si sa, Steven Spielberg, è uno dei più grandi registi cinematografici esistenti. I suoi film hanno infatti la capacità di suscitare nello spettatore emozioni fortissime, che spaziano da pura adrenalina, come in questo caso, alla commozione, come ad esempio in E.T. L’extraterrestre. Oggi giorno siamo abituati a vedere film dotati di estremi effetti speciali grazie all’uso di tecnologie avanzate, ma pensate al 1975, anno di uscita del film, e ditemi se non è eccezionale ciò che il regista è riuscito a fare con un semplice squalo meccanico. E poi vogliamo parlare della colonna sonora che solo a sentirla mette i brividi?

Dirty Dancing. Balli proibiti

E poi c’è il film che ha fatto e fa sognare ancora oggi, perché è l’amore a emergere sulle ingiustizie, sulle differenze sociali, quelle che c’erano nel 1987, ma che forse sono ancora un po’ presenti. Ed ecco che quando pensiamo al film di Emile Ardoino ci tornano alla mente Patrick Swayze, Jennifer Grey, il volo dell’angelo, (I’ve Had) The time of my life,… ma nulla più perché questo è il classico esempio del film così forte e di successo che alla fine ha creato le agognanti associazioni Ardoino-Dirty Dancing-attori, tranne per ciò che riguarda Swayze che ha avuto la fortuna di ottenere lo stesso successo con Ghost.

Pretty Woman

Rimanendo sul genere romantico, non possiamo dimenticare la pellicola di Garry Marshall che nel 1990 ha lanciato l’amata coppia Julia Roberts-Richard Gere. Film apprezzato soprattutto dal genere femminile per la storia a lieto fine che vede l’eroe Edward salvare la principessa Vivian, la quale a sua volta ha cambiato l’uomo superficiale e ricco facendo uscir fuori la sua vera natura, buona e passionale.

Edward Mani di Forbice

Oltre a rappresentare uno dei capolavori di Tim Burton, questo film (1990) può considerarsi l’inizio della lunga collaborazione tra il regista e Johnny Depp. Film di estrema bellezza, ricordato e apprezzato da chiunque per la capacità attoriale di Depp di rappresentare uno dei soggetti preferiti di Burton: l’emarginato buono, ma incompreso.

Titanic

È decisamente il film che ha garantito non solo il successo a James Cameron, ma che ha rivoluzionato il modo di fare cinema dal punto di vista degli effetti speciali, anche se oggi, abituati a un cinema molto più evoluto, quando lo vediamo ci viene da dire “ma cos’è quello sfondo animato dietro alla coppia Di Caprio-Winslet nella scena ‘Jack sto volando!'”. Memorabile è la drammaticità insita nella pellicola, così come My heart will go on, colonna sonora realizzata da Céline Dion, la quale balza all’orecchio quando si pensa appunto a Titanic (1997).

E voi, grande pubblico di sala, cosa ne pensate?

Maria Pettinato

Se vai in Calabria sentirai che c’è un odor di Calabria come c’è un odor di neve, come c’è un odor di sole.


Anselmo Bucci

Per la rubrica I luoghi del Cuore, non posso non parlarvi, cari Artefattini, di quello che per me, più di tutti, lo rappresenta: la Calabria.

La mia Regione. Ci sono nata, per lei ho dato, ho scritto, ho avuto, ho rinunciato. A volte mi ha fatto anche arrabbiare, forse in alcuni casi mi ha addirittura delusa, ma quello che sento quando penso a lei o quando la devo lasciare è indescrivibile, è tante emozioni insieme racchiuse però in una sola parola: malinconia.

Forse perché è vero il detto “quando vieni al Sud piangi due volte, quando arrivi e quando parti!”, o forse perché “il male di casa propria” come lo hanno definito gli antropologi culturali esiste davvero.

L’unicità sta nella sua capacità di racchiudere in sé mille sfaccettature diverse, che la rendono per questo vera e pura.

La Calabria è durezza, fragilità, bontà, amore, famiglia.

La Calabria è mare cristallino, montagna innevata e collina verde, ma di quel verde che sotto il sole diventa quasi giallo e quasi nuvola, una nuvola sulla quale lasciarsi trasportare da quanto è soffice, ed è poi cielo stellato, la cui luminosità si imbatte negli argentei ulivi.

La Calabria è colori, tradizioni, musica, cultura, storia.

La Calabria è il mio paese, Sersale, è caminetto, è panino con ‘a soppressata, è Nonno Pasquale.

La Calabria è Noi, che pur girovagando per il mondo, vittime forse di un sistema ormai ahimè penetrato nello stereotipo comune, non ci dimentichiamo di lei, rimanendone orgogliosi nonostante tutto.

La Calabria è Calamita pura.

Maria Pettinato

A ogni tuo respiro, l’amore entra dentro di te, per calmare il tuo corpo fisico ed emotivo

Fondamentale è immaginare di essere, perché è proprio questo che ci aiuta a vivere con gioia e con la determinazione necessaria per poter diventare ciò che si è fantasticato.

Lo sa bene la nostra autrice Nadia Forte che dopo quattro anni dall’ultima pubblicazione, torna con il libro Immagina di essere… un bambino su una NUVOLA (Il Ciliegio Edizioni), presentato in occasione della XVIII Edizione del Festival della cultura mediterranea di Imperia 2019 (clicca qui per leggere l’articolo “NAIADIS®. LUCE ALLA TERRA”: il libro di Nadia Forte che insegna a ritrovarsi).

Una raccolta di ventuno meditazioni progettata e avviata assieme alla figlia Elena Arcella, coautrice nella realizzazione di altrettanti ventuno disegni corrispondenti allo stato d’animo da lei provato con l’esperienza della contemplazione meditativa.

Un libro che si propone essere un mezzo per poter affrontare e coronare sogni spesso accantonati per infiniti motivi come pigrizia, incapacità di credere in se stessi e nel futuro, vita frenetica,…

Ma anche semplicemente un testo da leggere ogni sera per poter concludere la propria giornata con leggerezza e rilassamento, o una raccolta di favole da narrare ai propri bambini prima di andare a letto.

Le meditazioni sono infatti di vario genere. Libertà, ad esempio, è un omaggio alla vita, una riflessione sull’essere liberi, Abbandono invita il lettore a rinascere purificandosi da tutto ciò che gli ha impedito di sorridere, Talenti permette di comprendere la propria unicità…

Riflessioni a dir poco adrenaliniche, perché oltre a rilassare, hanno la capacità di caricare il lettore dell’energia necessaria per poter riottenere la fiducia perduta verso se stessi, aumentando così la sua autostima.

Le parole diventano così un tutt’uno con colori, forme e immagini sincere, vere, uniche come è unica la mente dei bambini, e quindi di Elena, la cui creatività è assolutamente degna di nota.

Un albero, una bambina in un campo di fiori, una nuvola, un aquilone, una farfalla, esprimono emozioni così forti e reali da trasformare un piccolo e semplice libro in qualcosa di grande, di capace, di intuitivo, facendoti appunto tornare un bambino, capace di sognare e credere.

Maria Pettinato

Nadia Forte

Nadia Forte è autrice, oltre che di “Immagina di essere… un bambino su una NUVOLA”, dell’autobiografia “Tu crea silenzio” (Il Ciliegio, 2009)del manuale “Naiadis®. Luce alla terra” (Il Ciliegio, 2010), di “Ora raggiungimi” (Il Ciliegio, 2013) e di “Amore nei pensieri” (Il Ciliegio, 2015). È inoltre insegnante di corsi di crescita personale e di ascolto.

Varietà, sketch, divertimento sono le parole chiave dello spettacolo Ridere a colori, diretto e interpretato dalla compagnia torinese Volti Anonimi e andato in scena nel conosciutissimo Teatro Ariston di Sanremo (Im) domenica 9 giugno.

Un vero e proprio evento di solidarietà, visto l’intento benefico organizzato da Teatro Eventi, ma allo stesso tempo un’occasione per divertire il pubblico mediante un susseguirsi di scene esilaranti interpretate impeccabilmente dalla compagnia.

A far da protagonisti, per citarne solo alcuni, sono una Signora delle Camelie “sputacchiante”, l’indimenticabile coppia Sandra-Raimondo, l’equivoco “micina” ripreso dal Drive In degli anni Novanta, un “tragicomico burlesque”, un divertente cinema muto.

Ridere nel vero senso del termine come attesta la comicità intrisa in uno spettacolo che unisce dunque momenti del varietà tutto all’italiana a celebri nomi del cinema e della musica internazionale.

A colori perché stravagante, eccentrico, unico nella sua originalità e perciò brillante, appunto colorato di mille sfumature che spaziano dall’ironia propriamente nostrana alla tradizione teatrale, musicale e cinematografica.

Un mix ben riuscito dal quale viene fuori uno studio dettagliato sulla commedia all’italiana e un’interpretazione assolutamente degna di nota.

Maria Pettinato

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